RACCONTI DI ALBERI, ISOLE E CANI. (Incontri editrice)
Gli alberi, le isole e i cani, nei trentadue racconti di Ludovico Del Vecchio, sono ammantati della stessa magia. Le loro storie, pur raccontando di luoghi e personaggi diversi, sono unite l’una all’altra. Qualcosa le lega. E non incontriamo le solite piante, i soliti ambienti, i soliti animali trasformati da quella visione antropomorfa a cui certa scrittura ci ha abituato, ma ci imbattiamo in dimensioni di incontro con la vita che scorre, incroci del destino che attraversano e cambiano le vite delle donne, degli uomini e dei bambini che popolano le pagine del libro.
I cani, compagni e complici di Ruggero, il veterinario protagonista di molte di queste storie, si fanno, pagina dopo pagina, baricentri delle esistenze dei personaggi. Sono protagonisti a pieno titolo, come del resto gli alberi, raccontati con autentico e profondo affetto, quasi fossero compagni oltre che spettatori dell’esistenza. Alberi descritti con sapienza, spesso utilizzando anche nomi colti, latini, da libri per esperti. Gli uni e gli altri, gli alberi e i cani, possono cambiare tanti destini, anche quelli delle persone all’apparenza irrimediabilmente odiose, bislacche, improbabili, descritte dall’autore senza sconti: anche a loro è concesso di affrontare quel momento, la svolta, che gli consente di guardare al mondo e agli altri con occhi diversi, magari più benevoli. Spesso è solo un attimo, di quelli che però segnano l’esistenza. E Del Vecchio ce lo ricorda con penna sapiente, raccontandoci non solo il rischio della nostalgia e delle aspettative impossibili, ma anche la testarda capacità di continuare a sognare a occhi aperti.
E poi ci sono le isole, loro, il luogo di rifugio del cuore, dell’anima, al cui pensiero ci si aggrappa quando la vita, il lavoro, la grettezza e l’arroganza degli esseri umani (mai quella dei cani, perché non ne sarebbero capaci) invitano alla fuga. Quelle isole dalle quali, su un terrazzo, all’alba, Ruggero – guardando gli scogli più belli, quelli delle Formiche al momento del tramonto – si sorprende a ritrovarsi capace di accenni di felicità a cui «non era più abituato, non gli capitava da tanto tempo».
E anche questa è vita. Scorre tra gli alberi, le isole, i cani.